lunedì 28 gennaio 2013

Il tempo, il lavoro, la libertà

Quando non lavori è tutto più facile:
quando hai finito il giro asilo-scuola puoi tirare un sospiro di sollievo; puoi andare alla slunga il lunedì mattina; puoi iscriverti in palestra per il corso dell’ora di pranzo; puoi prenotare una visita medica senza dover chiedere il permesso; se ti scappa un pisolino, non ti cade la testa su una scrivania; puoi andare a parlare con gli insegnanti, alle riunioni di classe, e conoscere personalmente le altre mamme delle classi dei tuoi bambini; puoi stare dal parrucchiere senza pagare una babysitter; puoi portare i bambini al parco senza chiedere il permesso; puoi portare i bambini dal pediatra, alla festa di compleanno, in piscina, senza pagare nessuno per farlo; puoi prendere in mano la tua giornata, la tua settimana, la tua vita e plasmarla sulle tue necessità.

Quando non lavori è tutto più difficile:
quando hai finito il giro asilo-scuola, devi correre alla slunga a fare la spesa per avere il tempo per riportarla a casa e sistemarla prima dell’ora di pranzo e quindi non vai più palestra perché è troppo tardi; puoi andare dal medico, in farmacia e in posta per la mamma, la vicina, la zia, il marito, perché “già che non lavori, mi fai un favore?”;  se ti scappa un pisolino te lo tieni, perché generalmente succede all’ora di andare all’asilo a ricominciare il giro bambini; al parco ci vai e ti domandi perché lo fai: passi 2 ore con gli occhi fuori dalle orbite a urlare come una pazza con la certezza che propriooggisuccederàqualcosa; conosci le mamme della scuola e ti domandi se davvero anche tu sei così; mentre porti un bambino dal pediatra, al compleanno, in piscina, devi pagare qualcuno che tenga l’altro che certamente ha la febbre o un altro impegno uguale e contrario; la tua giornata, la tua settimana, la tua vita l'hanno presa in mano gli altri e la stritolano sulle loro necessità perché “tanto tu non lavori, hai un sacco di tempo libero”, mentre tu ti domandi dove è scappato il tuo tempo libero.

Quando lavori è tutto più facile:
quando hai finito il giro asilo-scuola, giri i tacchi (alti) e te ne vai al lavoro (che è come andare in vacanza). Durante il tragitto ascolti la radio, leggi il giornale. Quando arrivi le colleghe ti aspettavano per il caffè, per le chiacchiere sulla sera prima (c’è sempre la collega che ha una serata super fantastica da raccontare). Parli, discuti, argomenti, studi, leggi, ti informi…e dai un senso alle tue sinapsi; pranzi con l’amica che lavora vicino al tuo ufficio, passeggiando per il centro e guardando le vetrine; rientri la sera chiacchierando al telefono con l’amica che non senti mai e il viaggio di ritorno è il tuo spazio inviolabile e sacro; quando sei a casa le ore che ti separano dal sonno sono poche e gestibili, qualsiasi cataclisma si deve risolvere in 3 ore al massimo; non hai tempo per niente e per nessuno, qualsiasi emergenza si deve autorisolvere o deve essere delegata e come viene viene…; gli arretrati li ritrovi il sabato e sì, fanno paura, ma il lunedì mattina già non si notano più; ogni volta che esci di casa prendi in mano la tua vita e la tua giornata e per quanto il capo, il lavoro, la famiglia te ne risucchino una parte, il resto è tutta tua.

Quando lavori è tutto più difficile:
quando hai finito il giro asilo-scuola, giri i tacchi (alti) e te ne vai al lavoro dove arrivi per ultima e sempre trafelata (perché vuoi fare tutto e non ti vuoi arrendere all’evidenza che non si può); le colleghe ti aspettano per il caffè ma loro almeno hanno già lavorato un’oretta e tu no; ascolti le chiacchiere della super serata fantastica della collega pensando alla tua tragica tra bambini frignoni; parli, discuti, argomenti e fai una faticaccia orrenda a mettere insieme due sinapsi risultando anche intelligente (l’abitudine al baby-talk e a discorsi deliranti sotto i tre anni inibisce la tua laurea in comunicazione); pranzi con l’amica che lavora vicino al tuo ufficio ingoiando un panino e parlando di figli, scuola, vaccinazioni e colloqui con gli insegnanti; passi la giornata a delegare qualsiasi cosa a chiunque abbia il cuore di darti retta (o la sfortuna di aver risposto al telefono);  rientri a casa dal lavoro maledicendo il traffico, i mezzi e i tacchi, cercando di comprimere lo spazio e il tempo affinchè a un’uscita indecente dal lavoro corrisponda un arrivo decente a casa (e non succede mai); cerchi inutilmente di zippare una giornata di 10 ore in una serata di 3; ogni mattina cerchi di capire chi ha preso in mano la tua vita e vorresti chiedergli pietà.

venerdì 25 gennaio 2013

Punti di vista

Quando sei figlia:
- il tempo non è a disposizione di nessuno, gli orari della casa non sono un problema
- le serate si passano a decidere cosa fare durante la serata
- la cameretta è tutto ciò che ti serve, il resto della casa...boh, sarà di qualcuno. Se questo qualcuno è fuori però eserciti diritti di primogenitura su tutto l'immobile. Insieme a una piccola folla sconosciuta.
- due outfit: il pigiama o l'abito da sera e il trucco è nude o da star. Tertium non datur.
- il telefono è una ragione di vita, qualunque altra conversazione è per gli anziani
- possiedi tutta la collezione P/E dei rossetti di YSL e li tieni esposti in bagno in ordine cromatico
- dal parrucchiere solo con le amiche, perchè limitarsi alle coccole, ci vogliono anche le chiacchiere
- la vita sociale è l'unico lavoro riconosciuto: uscire tardi, tornare presto (dopo il tardi), dormire tanto
- le vacanze sono quel periodo dell'anno che va da gennaio a dicembre, tra un esame e l'altro, dopo la pagella, prima dell'interrogazione. Esiste altro nella vita?
- lo specchio è il tuo signore e padrone, non esci prima che abiti, capelli e accessori abbiano un senso e non quello del giorno prima. E questo richiede almeno 1 ora. Per andare in posta


Quando sei moglie:
- esci dall'ufficio quando hai finito e probabilmente qualcuno ti odia
- esci di casa vestita e pettinata e magari con gli orecchini abbinati
- conosci il film che ha vinto a Venezia e ascolti il telegiornale. Non solo i titoli.
- arrivi a casa e ti fai la doccia prima di cena
- abiti in una casa a forma di casa
- possiedi un rossetto di YSL
- rientri a casa alle 2 del mattino e accendi tutte le le luci
- telefoni a un'amica senza nessuno che urla in sottofondo
- vai dal parrucchiere per taglio-piega-colore-colpi-manicure tutto insieme, 4 ore di coccole non stop
- prenoti per 3 settimane di vacanze ovunque e ci vai con qualsiasi mezzo di trasporto


Quando hai figli:
- esci dall'ufficio quando devi e sicuramente tutti di odiano perchè di solito "devi" 2 ore prima degli altri
- passi la serata a fare le gare con le macchinine sdraiata per terra in mutande e pensi sia divertente
- abiti in una casa che è un caotico agglomerato di cose e persone
- esci di casa sicuramente senza gli orecchini (abbinati poi è da escludere)
- possiedi un contenitore di YSL con dentro un agglomerato rossicchio coperto di briciole di biscotto (forse)
- partecipi a inquietanti dibattiti: la zia è più alta di te? tu guidi una macchina da femmine? e ti infiammi come a tribuna politica
- passeggi per casa alle 2 del mattino ma al buio
- vai dal parrucchiere a rate: coccole a corrente alternata per 4 sabati di fila
- telefoni alle amiche dalla metropolitana, chiacchierando con il sottofondo di tutte le mamme che telefonano alle amiche dalla metropolitana
- devi inventare, prenotare, pagare 12 settimane di vacanza per due nanetti alti meno di un metro occupando tutte le 2016 ore che ti separano dal primo giorno di scuola





lunedì 21 gennaio 2013

Dai pannolini ai pannoloni

39.2 di febbre
Una sberla. una domenica sera con i brividi…letteralmente.
Una giornata passata sotto il piumone, con il pigiamonetutoneorrendone di flanella e il visone della mamma sopra il piumone…tremando lo stesso come una foglia.

Dopo una giornata di febbricitante clausura arriva lui: 3 anni, un metro scarso. Mi chiede se ho mangiato tutto, se ho ancora la febbre e se mi fa male la gola. Mi dice: "brava mamma". Mi accarezza il braccio e mi manda un bacio da lontano.

Prima mi sono commossa e immediatamente l'ho visto salutarmi così la domenica pomeriggio all'ospizio. SIGH





PS una vecchia pubblicità diceva: "febbre? cosa ti costa? 5 giorni a casa, 2 lezioni di tennis, 1 serata…" e la giovinetta ammiccava. In realtà nella vita 2.0 la traduzione è la seguente: "febbre? 3 giorni a casa, telefono spento, libero accesso alla tv, un po' di sonno in solitario silenzio, tanto gelato mangiato nel letto, niente lavatrice da stendere, lavapiatti da caricare." 39 di febbre non sono un prezzo poi così alto da pagare per un giorno libero.

domenica 20 gennaio 2013

Bizzarrìe che colorano la vita

@ alzare lo specchietto retrovisore al mattino e abbassarlo alla sera

@ mettere 12 calzini nella lavatrice e stenderne 9

@ fare il cambio degli armadi e avanzare un numero enorme di omini che prima sembrava servissero

@ svuotare un cassetto e non riuscire più a riempirlo

@ iniziare una ricetta e accorgersi a metà di non avere tutti gli ingredienti

@ indossare le scarpe con il tacco il giorno in cui i mezzi sono troppo affollati per sedersi, le scale mobili sono rotte, la collega al centralino è assente e il campanello della porta suona almeno 20 volte

@ avere sempre l'ombrello in borsa, tranne la sera in cui uscendo dall'ufficio diluvia

@ avere tutta la famiglia malata, pensare di averla fatta franca e sentire constestualmente il bisogno di vivere di tachipirina

@ presentarsi al lavoro in alta uniforme e scoprirla macchiata (spalle e ginocchia) di pappa e altre amenità baby

@ lavarsi i capelli la sera e alzarsi con la forma del cuscino in testa e non riuscire a dare alcun senso all'acconciatura per tutta la giornata

@ sentire la sveglia alle 7 e pensare "ancora un minuto". svegliarsi di soprassalto con la sigla del radio giornale delle 8

scoprire che la Legge di Murphy è la base su cui si fondano le giornate e riderci su.

martedì 15 gennaio 2013

Un sabato...qualunque


AVEVAMO PREVISTO un fine settimana pieno di impegni e di belle idee....MA
Venerdì notte:
# Mini ha la febbre. (La prima negli ultimi 13 mesi...no comment)
# Micro ha la febbre. (Ha fatto il vaccino...no comment)

Sabato:
# alle un'oraprimadiquantoavessicapito arriva una coppia di amici chedipiùnonsipuò per passare con noi il fine settimana. Sposi freschi e innamorati: sguardi persi, premure, baci, cose varie…da sposini ancora senza figli, non potevano scegliere un fine settimana peggiore per un’immersione nel 2.0.
# Micro è la rappresentazione di una mocciosa. Letteralmente. Mini vomita a tavola. Letteralmente. Tra l'annuncio "Mamma devo gòmitare" e il gòmito non passa nemmeno il tempo di girarmi. No comment.
# alle dopopranzo lascio i nani febbricitanti per andare con la coppietta a fare quello per cui sono venuti a Milano. La nonna con il sabato libero accoglie i due bambini abbandonati in un caldo abbraccio e se ne prende cura con l'aiuto peloso di Inga, il quadrupede degli zii, che passano amorevoli a portare un regalo di pronta guarigione (mentre i legali genitori vagheggiano insensibili per la bassa lombarda).
# alle primadicena riceviamo un invito - ovviamente imperdibile - dagli amici B, quelli con cui la serata è garantita, quelli che non vediamo da tanto, quelli che una serata fuori, anche noi senza figli, ce la meritiamo proprio, quelli che stasera è perfetto perché ci sono gli amici siculi che conoscono anche loro, quelli che è un'occasione da non perdere....vero mamma? E la nonnabuonacomeilpane che non dice mai di no, si accolla anche il babisitteraggio serale tanto i bambini sono una garanzia.
I miei bambini vanno a letto alle 9 nei loro letti dopodiché silenzio. Da sempre, per religione, per abitudine, per disciplina e perché fa figo raccontarlo con arrogante orgoglio.
# alle 23.50 la nonnasitter ci chiama: Mini girava per casa cercando un genitore a caso perché “doveva parlargli”. Il dialogo con la nonna è inquietante: “Mini, se ti trovano ancora in giro sgridano me” “Non preoccuparti nonna, glielo dico io che non è colpa tua”. (sic)
Rientriamo con tutti gli amici al seguito. Tanto i miei bambini sono una garanzia, vanno a letto alle 9 nei loro letti dopodiché silenzio. Da sempre, per religione, per abitudine, per disciplina e perché fa figo raccontarlo agli amici.
# alle 00.00 ci accoglie Mini alla porta gesticolando come un politico: "Mamma. 1° non riesco a dormire. 2° non trovo una posizione per dormire." "E come pensi di risolvere questo problema?" "Dormendo nel lettone, mamma"! Gli amici sorridono e ammiccano pensando "eccchecavolo allora capita anche a loro".
# alle 01.30 Micro sovrasta le chiacchiere con urli da contralto finché non la prendo in braccio e me la porto in sala dove si rivela ovviamente felice di trovare una festa. Gli amici sorridono e ammiccano pensando "eccheccavolo anche loro non dormono di notte".

Sabato si conclude alle 02.30 dopo aver vanificato anni di conferenze sui miei bambini che vanno a letto alle 9 nei loro letti, aver traslato di peso Mini nel suo (dormiva "a quattro di spade" nel lettone dopo aver più o meno letto 2 numeri di Topolino) e aver convinto con le quasibuone Micro a dormire nel suo (dopo lavaggio naso, cambio pannolino, coccole e tisana).

Domenica mattina:
# alle comunquetroppopresto Mini ha deciso di svegliare gli ospiti saltando sul loro letto

Alla fine: lo sposo ha pensato seriamente a una vasectomia; la sposa è ripartita frettolosamente dopo essersi fatta giurare che a loro non capiterà mai un fine settimana così (ahahahah). E qui gli amici ridono proprio (non sorridono) e ammiccano perché lo hanno detto anche loro. Una volta, tanto tempo fa!

PS Excusatio non petita, accusatio manifesta, dice il saggio. Ma siccome giuro che i miei bambini di notte sono una garanzia, ci tengo a spiegare che abbiamo fatto un errore sostanziale. Dato lo stato malaticcio e il gòmito, abbiamo dato a Mini 3 tazze di tè durante la giornata. Il nostro. Tè inglese nero come la pece. Era drogato. Quanto a Micro, normalmente ho più voglia di stare al buio in camera sua, di quanta ne avessi con il soggiorno pieno di amici.

lunedì 14 gennaio 2013

I calzini e l'amore infelice

Dato per assodato il fatto che le calze odiano le donne, perché anche i calzini si devono ribellare? Perché si separano? Perché due calzini nati per stare insieme si devono separare? In genere per altro sempre dopo convivenze brevissime.

La relazione tra due calzini è la più burrascosa tra tutti i rapporti di coppia possibili. Nascono per stare insieme, rimangono appiccicati nei negozi o nei supermercati, nelle scatole o nelle buste, stretti da un abbraccio di carta, legati da un metallino fetente, sdraiati nei cassetti, uniti da un micro omino di plastica finché la mano fredda e crudele del maschio umano li preleva improvvisamente dal caldo cassetto e li porta verso la luce e li separa. I calzini si difendono come possono: il metallino fetente lascia un graffio (è matematico) al malcapitato che cerca di aprirlo senza strappare il cotone del calzino; il micro omino oppone una strenua resistenza e staccarlo al mattino quando si ha fretta è una prova di forza. Alla fine però cedono alla forza bruta e si lasciano separare. Prima chiusi dentro una scarpa buia, spesso uno davanti all'altro, raramente vicini, poi...il baratro.

Quando arriva la sera, la stessa mano crudele li sfila (generalmente con malagrazia) e li scaraventa (appallottolati e attorcigliati) in un cesto pieno di biancheria sporca. I poveri calzini atterrano e lì inizia il processo di separazione definitiva. Qui succede qualcosa che la mente umana non sa spiegare: i calzini non si ritroveranno MAI PIU’.

La biancheria si accumula inesorabile sopra di loro e dentro il cesto, dove rimane finché la mano gentile e amorevole della femmina umana (ovviamente) interviene organizzando una party derviscio nel cestello della lavatrice. Di solito succede quando ormai il cesto trabocca e i cassetti sono piombati in una solitudine senza confini e soprattutto Maxi annuncia l’acquisto di una camicia nuova!

I calzini nel cesto sono tanti, tutti mollemente attorcigliati al resto della biancheria. Si lasciano trasportare lascivi e fiduciosi nella lavatrice che per qualcuno è un tunnel da cui non si esce. Alla fine del lavaggio qualcuno cercherà inutilmente di appaiarli di nuovo senza successo, stendentoli o piegandoli. Qualcuno è diventato single. Per sempre.

Sul fondo della cesta dei panni da stirare c’è una montagnetta informe blu-grigioscuro-nera di calzini spaiati. Dalla mia lavatrice non esce mai lo stesso numero di calzini che sono entrati. Io però non perdo le speranze e conservo i dispari rimasti. Un giorno il calzino fedifrago uscirà dalla lavatrice e tornerà dall’amato, ne sono sicura. Io credo nell’happy ending, sempre e in ogni caso, anche per i calzini.

mercoledì 9 gennaio 2013

Mamma, ci vediamo in sogno stanotte?

Quando è nato Mini un'amica cara con un nome impronunciabile mi ha regalato un libro bellissimo che aveva scritto lei per la nanna dei bambini. E' così bello che lo abbiamo letto tutte le sere (proprio tutte) per un anno intero e ora stiamo facendo lo stesso con Micro.
Mini aveva sei mesi quando abbiamo iniziato una routine serale che ci è entrata dentro ed è diventata un momento imperdibile della giornata, anche oggi. Parte della routine ha girato per tanto tempo attorno a questo libretto in particolare e ai suoi disegni ognuno dei quali ha ispirato storie e racconti.
In fondo al libro c'è una poesia molto dolce, dedicata alla mamma. Una cantilena tenera che l'amica M mi aveva raccontato essere nata da un gioco che faceva con i suoi bambini quando erano piccoli e magari era una di quelle sere in cui chiudere gli occhi era un po' più faticoso. Il gioco è magico e funziona davvero.
E allora giochiamo anche noi: io mi siedo qui accanto al tuo lettino e ti prendo per mano, chiudiamo gli occhi e decidiamo insieme che cosa sognare, dove andare, cosa fare e con chi e proviamo a incontrarci in sogno…chiacchieriamo per un po’ immaginando la scena, finchè il sogno non diventa…sonno.
Ogni volta è un fiorire di quadretti meravigliosi e divertenti, spesso sono vaneggiamenti ma non importa. Questi quelli dell’altra sera:
“Andiamo al mare, in spiaggia con Camilla e Stefano. Guarda mamma, c’è anche un amico di Stefano che si chiama Edoardo, lui ha 18 ani, è grandissimo (non esiste Ndr). Si chiama Edo non Edoardo, perché Edoardo è nella mia scuola ma lui si chiama Edoardosalutati (credo), come l’altro Edo - non Edoardo però - che ha le moto potentissime ma sono rotte”.
“Adesso andiamo alle giostre con i miei amici ma io prendo la coda così vinco io e poi andiamo a comprare la focaccia e andiamo a mangiare da Michele con Stefano e la sua mamma e io mangio i tubini e anche Stefano.”
“Adesso voglio andare a casa di Vittoria e di Gregorio a giocare perché voglio giocare con la scatola di macchinine. Gregorio ha una scatola piena di macchinine potenti che hanno tanti cilindri. E' vero che mamma Erica mi fa giocare con le macchinine?”
“Adesso voglio andare al giapponese con la nonna, il nonno, la nonna, lo zio, la zia e anche lo zio M, e il papà e la piccola e io mangio le patate, il pessiolino (sic), e anche le salsicce e anche i biscotti al cioccolato. E c’è anche Ludovica, te lo ricordavi, vero mamma che era venuta anche Ludovica, perché a lei piace il giapponese e anche a me.”
E' andata proprio così, letteralmente. Un fiume delirante di parole e di immagini, un divertente mix and match di impegni sociali, amici, parenti, situazioni già vissute - alcune anche tanto tempo fa. Ho faticato a stargli dietro e soprattutto a restare seria. L’ho lasciato vaneggiare ancora qualche minuto tenendogli la manina, finchè le parole hanno lasciato il posto a un sonno pesante e affollato.

PS. Il libro è “LUNA CAMOMILLA” di Myfanwy Woods-Jack e illustrato da Valeria Fogato - Edibimbi, Edicart, 2008

lunedì 7 gennaio 2013

Coscienza paterna (conto terzi)

Maxi è un cattivo papà perchè:
1. Quando torna a casa deve assolutamente, inderogabilmente, categoricamente farsi la doccia prima di entrare nel ruolo di papà. Arriva in giacca e cravatta e rimane in modalità ufficio finché non ha sistemato valigetta, posta, abito e fatta la doccia. Qualsiasi cosa stia succedendo in casa in quel momento.
2. Quando si cena deve assolutamente, tassativamente guardare il telegiornale.
3. Di notte non si sveglia per nessuna emergenza. Di notte non c’è. Quando capita (mai) di trovare un nano nel lettone (dove normalmente non li vogliamo) la sua prima domanda non è “cos’è successo” ma “a che ora è arrivato”.
4. Si offende per un nonnulla. Se Mini non lo saluta quando torna a casa, se Micro gli sbava la camicia. Apriti cielo, fa il muso e gira i tacchi.
5. Deve a tutti i santi costi riparare i giocattoli che si rompono. Anche le sorpresine degli ovetti di cioccolato. Anche gli specchietti retrovisori delle macchinine più ine che ci sono in giro per casa. Incolla e ricostruisce come un tecnico dei RIS: raccoglie i cocci e i coccini (spesso invisibili), li conserva e li riattacca.


Maxi è un bravo papà perché:
1. Gioca con i bambini per ore. Guida e segue i loro giochi e i loro pensieri. Li intrattiene e li stimola: macchinine, trenini, libri. Non si stanca mai. Sta seduto in cameretta con loro e scompaiono, costruiscono, smontano, inventano. Sa trasformare tutto in un gioco imperdibile: lavare la macchina, fare la spesa.
2. Non perde quasi mai la pazienza. Sa gestire con calma, senza perdere di vista l’obiettivo finale, le infinite negoziazioni di Mini raggiungendo comunque, sempre, lo scopo.
3. Sa stimolare i bambini ricordandosi la loro età, adeguando il modus di comunicare a ciascuno dei due, pur mantenendo le distanze papà-figlio. Li coinvolge sempre anche nei suoi pensieri, nei suoi interessi. Mini parla di motori e di geografia politica con tanta sicumera che a breve saremo convocati dai servizi sociali.
4. Sa dare delle certezze ai bambini così certe che sono dei macigni nella loro piccola e profonda esistenza. E' presente anche quando non si nota. Anche quando sembra che stia "guardando oltre", non li perde mai di vista. Anche quando io faccio la stessa cosa facendo un sacco di rumore e risultando estremamente ingombrante.
5. E' un bravo papà e basta. Fa l'indifferente perché "lo disegnano così", ma è così orgoglioso del suo titolo che l'ho scoperto parlare dei suoi bambini più spesso di quanto lo faccio io.




venerdì 4 gennaio 2013

Buoni propositi...grandi e piccoli

1. Truccarmi più spesso: recuperare vanità e vestirsi di colori, anche gli occhi, per colorare la giornata e…la vita.
2. Rivedere e correggere il guardaroba che è fermo a quando ero giovane e magra perché poi la priorità è stata diversa e il guardaroba è rimasto lì ad aspettare che avessi tempo per lui.
3. Rimettere in ordine la casa che ad oggi sembra una succursale del Lost&Found di Malpensa (più lost che found direi). Io e Maxi siamo entrambi animisti, conserviamo oggetti che arrivano dal passato (anche remoto) solo perché legati a qualche ricordo. Evitare di diventare “accmulatori seriali” è il nostro buon proposito. Devo ammettere che il progetto maternità lungamente atteso ha creato un meccanismo di riempimento globale. Non riuscivo a riempirmi la pancia di inquilini e ho riempito la casa di oggetti. Poi gli inquilini hanno trovato spazio nella mia pancia e forse adesso è ora di fargli spazio anche in casa.
4. Sorridere almeno 5 volte al giorno, anche quando manca la voglia…per ricordare all'uomo nero, che ogni tanto viene a trovarmi, che di lui si può fare davvero senza.
5. Perdere i soliti 10, dai 15...(in realtà anche 20) chili. Sono gli stessi che devo perdere da 20 anni (prima 2, poi 5, poi 8…si sa, l'inflazione è quella che è) ma nel tempo si sono affezionati a me.
6. Trovare del tempo per me. Per esempio per la palestra (quella dove vorrei iscrivermi da sempre ma per cui mi racconto sempre un sacco di buoni motivi per non farlo), nuoto, yoga, tai-chi. Oppure il corso di portoghese carioca che mi aspetta da quando mi sono laureata (non l'anno scorso!), imparare a guidare il motorino...insomma avrei un sacco di cose fare se non sentissi forte l'impulso di lavorare.
7. Imparare a giocare. Imparare a lasciarsi andare, trasportare dall'allegria, e dimenticare la “to do list” della giornata.
8. Ritrovare il tempo della coppia. Non siamo genitori facciamotuttodasoli, anzi. Abbiamo un sacco di supporto da chiunque e non esitiamo a chiederlo. Forse dovremmo chiedere aiuto per stare da soli e non solo per stare con gli amici.
9. Pensare a un progetto mio e solo mio, qualunque sia ma che sia mio e che mi somigli. Mi sono concentrata molto sul progetto famiglia e forse ho un po’ perso di vita me stessa. Adesso la famiglia è composta e ha bisogno di una mamma/moglie carica di energia e di entusiasmo.
10. Questo punto lo lascio aperto a tutti i buoni propositi che faccio sempre la domenica sera e che dimentico al lunedì mattina: fare il menù settimanale, mangiare sano, leggere di più, chiamare l’amica che non sento mai, organizzare una cena con amici speciali, apparecchiare con cura tutte le sere, non guardare sempre l’orologio…
Buon 2013 a tutti, pieno di buoni propositi, piccoli o grandi, seri o faceti. Auguri a chi mi legge a chi non mi legge, a chi scoprirà queste righe e si farà matte risate e a chi penserà che la rete è davvero un porto di mare, a chi non mi conosce e penserà che sono un po’ suonata, a chi mi conosce e avrà la conferma che sono un po’ suonata, a tutte le donne che avevano immaginato la vita in rosa e poi scoprono che è un bellissimo punto di grigio, a tutte le mamme che come me hanno pensato che sarebbe stato un “piece of cake” e invece è davvero una faticosa meraviglia, a tutti quelli che avranno voglia di riderci su per tutto l’anno.